sabato 27 giugno 2026

PERCHE’ NICOLA AMORE, FU IL SINDACO DEL” FARE” E NON DEL “DIRE”


Nel nostro articolo “I fondaci di Napoli” pubblicato precedente nella nostra pagina, abbiamo illustrato i tristemente famosi fondaci di Napoli, le pestilenze che vi originarono ed i tanti problemi igienici sanitari correlati. L’ultima epidemia di colera del 1894, con 7000 morti su 350,000 abitanti, fu determinante per far partire la battaglia di Nicola Amore, per il loro abbattimento, che ebbe inizio il 15 Giugno 1888. Dei fondaci furono utili solo le macerie che servirono a colmare la zona di mare di S. Lucia, l’attuale via Nazario Sauro, via Generale Orsini e dintorni. Nicola Amore fu uomo del “fare e non del dire?” Nato a Rocccamonfina il 18 Aprile 1828, morì il 10 Ottobre 1894. Egli, non riuscì mai a recidere il suo legame con la terra natia. Infatti, nel Comune di Roccamonfina, esiste una nota ufficiale manoscritta, con la quale è annunciato alla popolazione un suo lascito, pari alla metà del suo patrimonio, per la costruzione di un Ospedale del Popolo, nei suoi luoghi di origine. Nicola Amore, fu un Principe del Foro, Giudice Istruttore, Capo della Polizia, Consigliere della Corte di Appello di Trani, Questore di Napoli, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza nel Ministero Ricasoli, Deputato e Senatore del Parlamento Italiano e Sindaco a Napoli tra il 1883 e il 1887 e nuovamente, tra il 1888 e il 1889. Fu amministratore integro e veemente, politico sensibile e incorruttibile. Il curriculum del “Sindaco del Risanamento”, è più che sufficiente ad illustrarne la figura, magnificata anche da Matilde Serao. La sua maggiore dote, andrebbe cercata nelle risorse di grande umanità, straordinaria coerenza ed onestà intellettuale. Le sue qualità che furono riconosciute anche all’estero, indicate quali esempi di stile e la sua personalità, divenuta storica; a più di cento anni dalla sua morte, continuano a riguardarlo e non possono essere avulse da un patrimonio interiore particolare. Nel complesso, è stato un uomo che tra l’altro, ha fatto discutere, per la bellezza delle sue orazioni, per il carattere imperioso nell’affrontare i problemi e che pur con l’arrivo di grossi finanziamenti, non si arricchì. Purtroppo, sino ad ora, alla sua figura, non è stata data l’attenzione che merita il suo operato a favore di questa martoriata Città. A Dicembre 2010, vigilia dei 150 anni dell’Unità d’Italia: Unità per la quale, Nicola Amore si schierò decisamente con la sua ferma azione di contrasto alle nostalgie borboniche e al disordine pubblico rappresentato da brigantaggio, a Roccamonfina, fu indetto il convegno “Un cuore di Roccamonfina pulsa nella Napoli romantica” che accompagnato da una mostra di documenti, ottenne gran successo di pubblico e Stampa. Di lui ne hanno scritto nomi celebri, tra questi: Matilde Serao; Gianni Infusino; W. Wesley Pue; David Sugarman; Antonio Casale, Presidente dell’Ente Morale “Nicola Amore” di Roccamonfina; Giulio Albano e il giornalista Ermanno Corsi, rispettivamente Vice Presidente e Presidente del Centro Studi Nicola Amore. Per maggiori informazioni sul personaggio e sulle sue opere, rimandiamo i lettori al nostro articolo ed a quanto è stato scritto da Ermanno Corsi, di cui ne riportiamo alcuni stralci: “L’anno in cui diventa sindaco fu tra i più orribili: prima il terremoto di Casamicciola, poi il colera. Le oltre 7000 vittime del 1874, fanno ricordare che, negli ultimi cinquant’anni, le esplosioni epidemiche sono state nove con ben 48 mila morti”: “Ci sono quattro quartieri da sventrare come disse il Presidente del Consiglio Agostino Depretis. L’espressione non piacque a Matilde Serao. Con il “Ventre di Napoli”, dimostrò che di altro aveva bisogno la città: risanamento urbanistico, lavoro, igiene pubblica”; “Molti sindaci venuti dopo di lui hanno ripetutamente invocato Leggi Speciali senza riuscire però, a farne uno strumento di modernizzazione e di progresso per la città. I milioni di Nicola Amore divennero miliardi per i nuovi suoi successori, ma tutti spesi quasi sempre in maniera improduttiva”;”Merito di Nicola Amore fu che riuscì, con il risanamento avviato, a creare le condizioni affinché Francesco Saverio Nitti portasse più avanti il discorso sul “risorgimento industriale” di Napoli”; “Una intelligente e pragmatica operatività, sostenuta da un forte sentimento della solidarietà sociale, precisa bene, in Nicola Amore, l’ambito della politica: servire la collettività e non servirsene, incluso il rischio di un duro scontro con i poteri forti (chiesa compresa). Se si valutano a pieno i diversi profili della singolare figura di Nicola Amore, si può tracciare l’identikit dell’amministratore pubblico che servirebbe oggi, non cetro per “imbalsamare” il celebre Sindaco del 1894”; “Ora il Comune natale chiede di avere la statua in marmo realizzata da Francesco Jerace. La prima richiesta ci riporta alla metà degli anni settanta. Il Comune di Napoli non l’accolse allora , difficilmente può farlo oggi. La statua di Nicola Amore è un patrimonio della città che lo ebbe in grande onore come Sindaco e come cittadino illustre”. E’ sulla scia di questa ultima frase di Corsi, che rivolgiamo appello al nuovo Sindaco, affinché, tra i tanti impegni da affrontare a beneficio della nostra Città, inserisca anche un progetto per la pulizia del monumento a Nicola Amore, spostato nel 1938 in Piazza Vittoria per il passaggio del corteo Hitler-Mussolini. Attualmente il monumento versa in pietose condizioni, perché vittima dello smog che l’ha reso nero, delle scritte di ignoti sulle pareti, degli escrementi di colombi che con la loro acidità lo stanno corrodendo, delle erbacce che denotano incuranza e ne deturpano il valore artistico. Che la statua sia riportata poi, appena possibile, nella Piazza Nicola Amore, che ad essa spetta di diritto, perché parte di un fondaco abbattuto. Essa è resa preziosa anche dalla colonna sulla quale è poggiata la mano sinistra del personaggio che, come inciso sulla pietra, è un reperto del supportico dei Nasti. Giriamo lo stesso appello, alla competente Soprintentendenza di Napoli. Ermanno Corsi, conclude: “Allontanare il grande Sindaco dalla sua piazza, fu un inutile sgarbo. Napoli però seppe vendicarsi nei confronti di Mussolini. Il Consiglio Comunale revocò al “Duce del fascismo” la cittadinanza onoraria che gli era stata conferita nel 1923. I regimi passano, il grande Sindaco resta”. Alberto Del Grosso